Sapere non basta. Serve farlo. E serve esserlo.
Sapere non basta. Serve farlo. E serve esserlo. Con Questo incipit continua il mio diario di bordo.
Sapere non basta. Serve farlo. E serve esserlo. Con Questo incipit continua il mio diario di bordo.
Ogni tanto mi ritrovo a sorridere.
Nel mio lavoro da project solver, una delle anime più vive è quella da coach. Executive e life coaching, ma soprattutto coaching umano.
La crescita personale, le soft skills, il cambiamento... mi hanno sempre affascinata. Non solo come concetti da studiare, ma come pratiche da vivere.
Quando ho iniziato a formarmi professionalmente come coach e come problem solver strategica, ho avuto una sorpresa: molti dei testi che mi venivano consigliati erano già nella mia libreria. Sottolineati, vissuti.
Letti. Ma non ancora agiti.
Ecco la prima vera differenza.
Non basta sapere. Bisogna far scendere la conoscenza nei muscoli. Renderla azione. Esperienza.
Altrimenti è solo teoria ben riposta in una mente affollata.
Amo studiare, anche se sono dislessica.
Ho vissuto la fatica della lettura, ma la curiosità e la sete di risposte hanno sempre vinto.
Eppure: sapere e non agire è come non sapere affatto.
La mente è maestra nei suoi autoinganni.
Ci racconta che sapere è sufficiente. Che aver letto, ascoltato, sfiorato un argomento sia già cambiamento.
Ma non lo è.
Quello che fa davvero la differenza non è l'informazione.
È la strategia.
È l’applicazione costante.
È l’esperienza trasformativa.
Mi sono innamorata del coaching e del problem solving non leggendo un libro, ma osservando i miei formatori in azione.
Vederli fare. Sentire gli effetti. Provare su di me.
Sperimentare ogni giorno, con il mio metodo preferito: il PDCA (Plan, Do, Check, Act - Pianifico, agisco, misuro gli effetti, agisco i cambiamenti migliorativi e riparto dalla P).
Non è solo uno strumento per i progetti professionali.
È una bussola per il progetto più importante: me stessa.
Ed è lo strumento che uso con chi si affida a me: manager, imprenditori, atleti, persone in “viaggio” ed evoluzione.
Affidarsi a un coach strategico non significa ricevere ricette preconfezionate.
Significa trovare una guida che ti aiuta a vedere oltre l’autoinganno, a stringere i tempi, a perfezionare il gesto, a smascherare quel sabotatore interiore che spesso ha voce troppo alta, o, perchè no, a trasformarlo nel nostro miglior allenatore…se ci pensi bene ci sfida a dimostrare chi ha ragione.
Il mio fattore differenziale?
La relazione che si crea.
La capacità di ascoltare tra le righe, di costruire un ritmo condiviso.
Il coraggio di essere scomoda.
La volontà di guidare alla scoperta, e non dare soluzioni preformattate.
E torno con la mente al giorno in cui anche io, un po’ scettica e un po’ curiosa, ho deciso di fidarmi.
Quelle scelte, i dubbi, le prove, sono diventate il mio bagaglio più vero.
E oggi, sono la professionista che scelgo ogni giorno di essere.
Nel frattempo studio ancora.
E sperimento.
Perché nulla di ciò che porto in consulenza non ha fatto prima parte della mia vita, del mio corpo, del mio sentire.
E se oggi sorrido, è perché vedo ogni giorno la magia che nasce non dal sapere… ma dal sapere fare. E dal sapere essere.
Antonia Galvagna
Ideatrice del metodo "Around the Corner - Anche se il mondo è tondo tutto ciò che cerchi è dietro l’angolo."
Il mio perché: Essere la persona che avrei voluto incontrare nei momenti di svolta della mia vita.