Problem solving: la soluzione che non riesci a vedere è già davanti a te
Un allenatore, una piastra per waffle e un brevetto che ha cambiato le scarpe da running. Cosa c'entra con il tuo problema di oggi? Più di quanto pensi.
Stavo leggendo di Bill Bowerman, l'allenatore di atletica che ha cofondato Nike e a un certo punto arriva questa scena: è il 1971, ha un problema che non riesce a risolvere da mesi — una pista rifatta con superficie sintetica e nessuna scarpa che funzioni su quel materiale — e una mattina a colazione guarda la piastra per i waffle sul tavolo, un regalo di nozze del 1936, e pensa: e se invertissi la logica della griglia?
Va in laboratorio, versa dell'uretano liquido nello stampo, dimentica di ungerlo. La piastra si incolla per sempre. Ma il principio funziona.
Ho sorriso. E poi mi sono fermata. Perché quella scena mi ha fatto pensare a quante volte vedo professionisti bloccati su un problema che hanno già risolto — senza saperlo.
La differenza tra guardare e osservare
C'è una differenza tra guardare un problema e osservarlo.
Guardare è passivo. Vedi che il problema esiste, registri che non hai ancora trovato la soluzione, vai avanti in attesa che qualcosa cambi.
Osservare è un'altra cosa: ti avvicini, smonti le parti, cerchi la relazione tra quello che non funziona e il contesto in cui non funziona.
Uno degli allenamenti che porto più spesso in consulenza nasce esattamente da questo. Si chiama "i sei cappelli per pensare" ed è un'idea di Edward de Bono. Obbliga — a volte forzatamente — a non mescolare i livelli di pensiero, ma ad analizzare la stessa situazione da sei punti di vista distinti: i fatti, le emozioni, i rischi, le opportunità, la creatività, il giudizio critico. Separati, uno alla volta.
Sembra quasi un gioco, ma il cambiamento che produce non lo è per niente.
Perché quando smetti di guardare il problema dalla solita angolazione, emergono informazioni e sensazioni che erano già lì — solo passate sotto traccia. Cambia la consapevolezza del problema. E spesso cambia anche la percezione di quanto sia davvero difficile risolverlo.
Bowerman non ha risolto il problema cercando una scarpa migliore. Ha cambiato punto di vista, ha cambiato percezione e da lì ha visto quello che prima non riusciva a vedere.
Non aspettare le condizioni ideali
Nella mia esperienza, la maggior parte dei problemi professionali restano irrisolti non perché manchino risorse o tempo. Restano irrisolti perché chi li affronta aspetta le condizioni ideali: lo strumento giusto, il budget approvato, il momento opportuno.
Il metodo della piastra per waffle funziona esattamente al contrario. Parti da quello che hai. Lo usi in modo insolito. Accetti che i primi tentativi falliranno — e da ogni fallimento ricavi qualcosa che nessuna teoria ti avrebbe potuto dare.
Non è improvvisazione. È pragmatismo con gli occhi aperti.
Sto osservando il problema o lo sto solo guardando?
La prossima volta che sei bloccato su qualcosa, prima di cercare la soluzione giusta fermati su questa domanda: sto osservando il problema o lo sto solo guardando?
Spesso basta cambiare cappello.
Questo è il primo di tre articoli nati dalla stessa lettura. Nel secondo parlerò di perché il metodo migliore non esiste — e di cosa fare invece. Nel terzo di come si comunica una decisione impossibile senza perdere la fiducia di chi ti sta intorno.
Antonia Galvagna
Ideatrice del metodo "Around the Corner - Anche se il mondo è tondo tutto ciò che cerchi è dietro l’angolo."
Il mio perché: Essere la persona che avrei voluto incontrare nei momenti di svolta della mia vita.