La brutta trappola del perfezionismo
Non iniziare solo quando pensi che sia tutto perfetto. Non mollare al primo ostacolo. Scegli l’eccellenza al posto della perfezione.
Ai tempi della scuola, spesso, quando dovevo scrivere un tema, sceglievo una parola chiave e ne cercavo il significato nel dizionario.
Trovo che sia una cosa molto utile e spesso illuminante, al di là del puro piacere tattile nello sfogliare queste pagine sottilissime ma resistenti, dentro le quali si nasconde il mondo fatto di vocali e consonanti.
In questo caso chissà quanti perfezionisti amerebbero la definizione che trovo sul Devoto-Oli.
Infatti alla voce perfezionismo troviamo: "s. m. [der. di perfezione]. – 1. Tendenza nevrotica di tipo ossessivo che impedisce spesso all’individuo di attuare cose relativamente semplici per eccesso di narcisismo e autocritica. 2. in senso più generale aspirazione talvolta eccessiva, a raggiungere nell’ambito della propria attività o del proprio lavoro la perfezione."
Ecco perchè nel titolo ho abbinato la parola perfezionismo a trappola. E lungi da me suggerire il pressapochismo.
Ma tra il bianco e il nero ci sono interessanti sfumature di grigio.
Oggi voglio portarti a riflettere a ciò che accade troppo spesso.
Ti è mai capitato di accantonare un progetto perché hai incontrato un ostacolo?
Oppure di abbandonare i buoni propositi al primo segno di difficoltà?
Non sto parlando dei buoni propositi da primo dell’anno. Di quelli spesso alla Befana ce ne siamo già scordati, ma di obiettivi e sogni lasciati in giro per il mondo, così da un attimo all’altro.
Spesso il problema non è l’obiettivo che ci poniamo, ma l’idea che tutto debba andare esattamente secondo i programmi. E' il perfezionismo il nemico principale del raggiungimento degli obiettivi, perché ci insegna a fermarci al primo intoppo.
Statisticamente sembra che la maggior parte delle persone, infatti, trovi molto più semplice affrontare la fase iniziale di un progetto, in cui si delineano l’obiettivo finale, le metodologie, le tempistiche, e tutti gli altri dettagli. Sembra anche che, dopo la fase di avviamento, però, arrivi inevitabilmente una fase di stallo, che porta, nella gran parte dei casi, al completo abbandono del progetto.
Se riusciamo a mettere a tacere la nostra parte perfezionista, possiamo portare a termine i nostri progetti.
A prima vista il perfezionismo sembra una cosa buona.
Chi di noi non vorrebbe eccellere in ciò che fa?
E invece il perfezionismo è un pessimo consigliere.
Ad esempio il perfezionismo ci fa scegliere obiettivi troppo ambiziosi.
Ma ancora peggio il perfezionismo ci porta a non accettare gli errori, non tollerare le imperfezioni.
E invece se noi vogliamo eccellere dobbiamo imparare a considerare l’errore come parte integrante della nostra crescita, perché è attraverso l’errore che impariamo ed evolviamo. Sono gli errori che ci fanno ridefinire i nostri obiettivi.
Amo la frase di Gianni Rodari che dice che “Sbagliando si inventa”. E se già mi piaceva la classica per cui "sbagliando si impara", questa mi piace moto di più.
Se non accogliamo i nostri errori tendiamo ad arrenderci appena, inevitabilmente, ne incontriamo uno.
Ultimo ma non ultimo effetto del perfezionismo, molto triste, infine, quello che ci porta a minimizzare qualsiasi raggiungimento che non sia la perfezione, dando la sensazione di aver fallito anche nel caso in cui siano stati fatti dei passi avanti.
Jon Acuff nel suo libro intitolato Finish dice che "Il giorno più importante è il primo giorno imperfetto".
Infatti, finché tutto procede secondo i piani, siamo liberi di concentrarci sul lavoro che stiamo svolgendo. Appena incontriamo un problema o un ostacolo, però, iniziamo a sentire una vocina dentro di noi, che ci dice che stiamo fallendo, che non abbiamo fatto esattamente ciò che ci eravamo prefissati, che se non possiamo fare tutto, tanto vale abbandonare. Eccolo lì di nuovo il nostro nemico: il perfezionismo.
E’ invece questo il giorno il più importante, il giorno che fa la differenza.
E’ il giorno in cui dobbiamo ricordarci che in natura non esiste fallimento, ma esiste un risultato che può essere positivo o negativo, ma è pur sempre solo un risultato.
Può essere molto utile a questo punto ricordarci che mentre noi lavoriamo per l'obiettivo, l’obiettivo lavora per noi, trasformandoci.
Quindi, consapevoli che non esiste perfezione, puntiamo all’eccellenza che altro non è che: “fare del nostro meglio, dove si è, con quello che si ha".
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Antonia Galvagna
Ideatrice del metodo "Around the Corner - Anche se il mondo è tondo tutto ciò che cerchi è dietro l’angolo."
Il mio perché: Essere la persona che avrei voluto incontrare nei momenti di svolta della mia vita.