La potenza (silenziosa) della semplicità
Semplice non vuol dire banale: in questo articolo smonto il mito della complessità come sinonimo di valore. Perché gli strumenti più potenti spesso sono anche i più essenziali — e saperli usare richiede coraggio, non fronzoli.
Semplice non vuol dire superficiale.
Semplice non vuol dire banale.
E soprattutto: semplice non vuol dire inutile.
Lo so. Non fa scena.
Non ti fa sembrare un genio davanti al cliente.
Non ti garantisce il "wow" immediato da chi vuole il colpo di teatro.
Ma funziona.
E io, nella mia professione, ho scelto di far funzionare le cose. Non solo di farle sembrare brillanti.
Quello che utilizzo ogni giorno — tecniche, strumenti, metodi — non ha bisogno di effetti speciali.
È come un coltello affilato: semplice nella forma, ma se sai usarlo taglia netto e preciso.
Il problema?
Viviamo in un’epoca in cui si confonde la complessità con l’autorevolezza.
Più usi parole difficili, più sembri importante.
Più complichi, più sembri preparato.
E così, in tanti costruiscono sovrastrutture inutili, schemi contorti, processi con mille step...
per poi ritrovarsi a risolvere un problema che non è nemmeno stato chiaramente definito.
Perché succede?
Perché il luccichio rassicura.
È più facile aggrapparsi all'apparenza che sedersi nel vuoto della domanda giusta.
Il fronzolo distrae, confonde e protegge: protegge dall'assumersi la responsabilità di andare al punto.
Della chiarezza.
Dell’essenziale.
Scegliere la semplicità, invece, richiede coraggio.
Richiede la forza di togliere. Di lasciare andare l’ego che vuole complicare per sembrare più profondo.
È una scelta controcorrente. Contro lo show. Contro l’estetica della confusione che tanto piace in certi ambienti.
Io faccio il lavoro scomodo:
chiedo di togliere, semplificare, tornare all’essenziale.
Chiedo di sentire cosa funziona, non solo di descriverlo bene in un power point.
È una sfida.
A volte stanca, a volte irrita. Perché la semplicità disarma.
Ma è una sfida che scelgo ogni giorno, senza timore.
Perché so che è lì, in quella zona asciutta, che si sprigiona la vera efficacia.
E a chi cerca spettacolo rispondo:
Io non vendo fuochi d'artificio.
Io accendo falò che durano nel tempo.
TAKE AWAY – PER CHI VUOLE INIZIARE
Se ti ritrovi spesso a pensare “ci vuole qualcosa di più complesso”, prova questo cambio di prospettiva:
– Parti da una domanda: "Sto cercando chiarezza o sto cercando effetto?"
– Prova a descrivere un problema in 3 righe. Non 10 slide. Solo 3 righe.
– Lascia andare, per un giorno, l’idea di dover dimostrare qualcosa. Semplice non vuol dire meno. Semplice, spesso, è di più.
TAKE AWAY – PER CHI È GIÀ NEL GIOCO
Se lavori già con strumenti, schemi e modelli, prova a disinnescare l’abitudine all'effetto speciale:
– Quale metodo usi spesso solo perché “fa scena” ma non è più davvero efficace?
– Cosa potresti togliere oggi da un processo, una consulenza, una relazione lavorativa… per renderla più essenziale?
– La prossima volta che senti il bisogno di “aggiungere per sembrare”, fermati e chiediti:
"È il mio ego o la mia efficacia che sta parlando?"
Antonia Galvagna
Ideatrice del metodo "Around the Corner - Anche se il mondo è tondo tutto ciò che cerchi è dietro l’angolo."
Il mio perché: Essere la persona che avrei voluto incontrare nei momenti di svolta della mia vita.