La parte del mio lavoro che non vedrai mai (ma che fa tutta la differenza)
Scopri la parte invisibile del lavoro di una Project Solver: il dietro le quinte dove tecniche, relazioni e consapevolezza diventano trasformazione reale.
Pascal diceva che non dovremmo mai dire “il mio libro”, ma “il nostro libro”.
Perché ogni pagina che scriviamo porta l’essenza di chi ci ha preceduti, dei maestri che ci hanno formato, delle persone che ci hanno attraversati. e plasmati. Nel bene e nel male, perchè ogni persona che incontriamo se ci pensi bene ci guida a decidere come vogliamo o non vogliamo essere.
E Alessandro Mora, master trainer che ho avuto il piacere di conoscere, aggiunge un tassello decisivo:
non sono le tecniche che cambiano le persone, sono le persone che cambiano le persone.
È da questo incrocio che nasce il cuore del mio lavoro. E anche la sua parte più difficile da raccontare.
La magia più potente è quella che non si vede
C’è un paradosso nel mio mestiere di Project Solver: tutto ciò che conta davvero… non lo posso mostrare.
Le sessioni in azienda sono riservate. È giusto così!
Le dinamiche tra manager e team restano protette.
Le trasformazioni che avvengono in aula non possono e non devono diventare contenuto social.
E allora cosa rimane all’esterno?
Gli strumenti e ad esempio titoli che risuonano più o meno così:
obiettivi, i piani d’azione, le tecniche di problem solving strategico.
Concetti che — se presi da soli — possono sembrare banali, astratti o addirittura fuffa.
La verità è che la magia non sta nello strumento, ma nel modo in cui viene vissuto.
È questo che non riesco a mostrare.
Ma è questo che cambia tutto.
Quando l’aula si accende (e nessuno lo vedrà mai)
La parte più intensa del mio lavoro non appare nei feed di nessun social.
È il momento in cui:
- un manager con vent’anni di esperienza si mette autenticamente in discussione;
- un team smette di sentirsi un insieme di esecutori e inizia a percepirsi come organismo pensante;
- una persona che credeva di essere “arrivata” si accorge di avere ancora margini enormi di evoluzione;
- gli occhi si sollevano dal manuale e incontrano, per la prima volta, la realtà.
Questi momenti non li posso filmare. Non posso trasformarli in un case study.
Non posso farli raccontare ai partecipanti. Ma sono la parte più vera, più potente, più nutriente del mio lavoro.
Io sono una Project Manager “da elementari”
Lo scrivo anche nel mio libro: prima le lettere, poi le parole, poi le frasi.
È un modo semplice per dire una cosa complessa:
io costruisco le basi. Sempre.
- La definizione dell’obiettivo.
- Il piano d’azione.
- La gestione del tempo.
- Le tecniche di coaching e problem solving applicate alla vita reale.
Ma la teoria, da sola, non basta.
È quando allo strumento aggiungi la persona che succede qualcosa.
Ed è lì che il mio mestiere diventa un’arte: formazione che è anche consulenza, consulenza che è anche e soprattutto esperienza, una strategia che si costruisce insieme.
Non siamo soli nei nostri successi
Ogni volta che condivido un concetto, cerco di citare la fonte.
Per me questo parla di rispetto, di gratitudine, di onestà intellettuale.
Perché davvero credo che — come dice Pascal — ogni nostro libro è sempre un nostro.
Dentro le mie parole ci sono i miei maestri, i miei studi, i miei errori, le persone che ho incontrato, i manager che hanno avuto il coraggio di cambiare davanti ai miei occhi.
Non ho paura di dirlo e soprattutto penso che riconoscere le fonti sia una forma di leadership. Significa rimanere allievi anche mentre si è anche guida.
E poi… la magia. Quella vera.
Quando entro in aula, non so mai cosa accadrà davvero.
Porto strumenti, metodo, competenze.
Ma il resto lo facciamo insieme.
Perché per quanto io possa preparare, anticipare, progettare…la trasformazione nasce dalla relazione.
Ed è lì che accade qualcosa che nessun video potrà mai catturare: si crea un “noi” che prima non c’era.
È un istante preciso che lo riconosco dallo sguardo, dal respiro della stanza, da quel silenzio che arriva prima di un cambio di prospettiva.
È sinergia
Ed è lì — esattamente lì — che nasce davvero il nostro libro.
In fondo, il mio lavoro è questo
Non spettacolarizzare.
Non erigere teorie.
Non distribuire ricette.
È trasformare concetti in esperienza, strumenti in scelte, strategie in consapevolezza.
E persone in protagonisti della loro stessa evoluzione.
Il resto, tutto ciò che online sembra “normale”, “semplice”, “banale”…è solo il foglio di copertina.
La storia vera si scrive altrove.
In aula, in relazione, nel coraggio di guardarsi, nel silenzio potente di un team che cambia.
In quel luogo invisibile dove le tecniche diventano umane e l’ordinario diventa trasformativo, straordinario
E lì, ogni volta, nasce una nuova storia
Antonia Galvagna
Ideatrice del metodo "Around the Corner - Anche se il mondo è tondo tutto ciò che cerchi è dietro l’angolo."
Il mio perché: Essere la persona che avrei voluto incontrare nei momenti di svolta della mia vita.