Intelligenza artificiale e consulenza: quando l’AI non basta
L’intelligenza artificiale accelera il pensiero, ma non sempre basta. Quando i problemi sono complessi serve cambiare livello di osservazione e leggere il sistema.
L’intelligenza artificiale accelera il pensiero. Ma chi legge il sistema?
“Ho chiesto anche all’intelligenza artificiale.”
Negli ultimi mesi me lo sento dire spesso. A volte con cautela, come se ci fosse qualcosa da giustificare.
Altre con una punta di sfida, come per testare il mio pensiero.
La mia risposta è sempre la stessa: hai fatto benissimo. L’intelligenza artificiale è uno strumento straordinario.
Aiuta a ragionare, mette ordine, apre possibilità. È un acceleratore di pensiero.
Il punto non è usarla, ma è capire quando basta e quando non basta più.
Finché il problema è chiaro, funziona
L’AI funziona molto bene quando il problema è:
- definito
- strutturato
- informativo
Quando devi:
- raccogliere informazioni
- sintetizzare
- confrontare opzioni
- generare idee
È veloce, efficace, utile. Ti fa risparmiare tempo (risorsa preziosa), ti aiuta a vedere di più.
Poi c’è un momento in cui non basta più
Succede quando il problema cambia natura, non è più solo tecnico, ma diventa sistemico.
Quando dentro la situazione ci sono:
- persone
- relazioni
- ruoli
- decisioni
- dinamiche non esplicitate
In quel momento il problema non è più trovare informazioni.
Il problema è capire cosa sta davvero succedendo.
E qui nasce il primo equivoco
Molte persone pensano di avere un problema tecnico.
Organizzazione, comunicazione, tempo.
Ma spesso non è lì il punto.
Spesso il problema è:
- una responsabilità non chiara
- una delega incompleta
- una decisione mai presa davvero
- un sistema che non è cresciuto insieme alla realtà
Se lavori sul sintomo, il problema torna, perché il sistema resta lo stesso.
Non tutti i problemi si risolvono allo stesso livello in cui nascono
Non tutti i problemi si risolvono allo stesso livello logico in cui sono stati generati.
Il modo in cui raccontiamo un problema è già una sua interpretazione, una scelta, una semplificazione.
Quando qualcuno dice “Ho un problema di organizzazione” non sta descrivendo la realtà, ma sta descrivendo la sua lettura della realtà.
Una lettura fatta di percezioni, esperienza, linguaggio, ruolo, livello di consapevolezza.
L’intelligenza artificiale, in questo, è perfetta
Fa esattamente quello che deve fare: risponde a ciò che riceve, organizza, amplia, restituisce.
Se la domanda è su un certo livello, la risposta resta su quel livello, sempre. Ed è corretto così.
Ma se il livello è quello sbagliato?
Se il problema è stato definito dentro una cornice limitata, anche la soluzione resterà lì dentro.
Non perché manchino le informazioni, ma perché non è stato messo in discussione il punto di partenza.
Qui entra il lavoro consulenziale
Il punto non è dare una risposta migliore, ma è fare un passo prima.
Chiedersi da dove stiamo guardando questo problema, cosa non stiamo vedendo, qual è il livello su cui stiamo lavorando?
A volte il passaggio decisivo non è trovare una soluzione. È cambiare livello di osservazione e analisi.
Cambiare livello cambia tutto
Passare:
- dal sintomo al sistema
- dal fare al funzionamento
- dall’azione alla struttura
- dal comportamento alle regole implicite
Quando cambia il livello, cambia il problema. E quando cambia il problema, diventano visibili soluzioni che prima non esistevano.
Le domande contano più delle risposte
L’AI risponde molto bene. Ma la qualità delle risposte dipende dalle domande.
E spesso il lavoro più importante non è rispondere, ma è riformulare la domanda.
O, a volte, mettere in discussione la domanda stessa.
Non è una gara
Non è AI contro consulenza ed è un errore vederla così.
L’AI accelera il pensiero.
Il consulente lavora sul livello del problema, sul contesto, sulle dinamiche, sulle scelte.
Uno amplia e l’altro orienta.
Il punto non è sapere di più, ma vedere meglio.
L’intelligenza artificiale è uno strumento potente, ma non sostituisce una cosa fondamentale: la capacità di leggere un sistema.
E soprattutto la capacità di accorgersi che il problema, così come è stato raccontato, potrebbe non essere il vero problema. Per questo il suo uso più interessante non è in alternativa. È in integrazione.
Perché alla fine, la differenza non la fa lo strumento.
La fa il livello da cui scegliamo di guardare.
Se hai già provato a cercare soluzioni e il problema continua a ripresentarsi, potrebbe non essere un problema di strumenti. Potrebbe essere una questione di livello.
Antonia Galvagna
Ideatrice del metodo "Around the Corner - Anche se il mondo è tondo tutto ciò che cerchi è dietro l’angolo."
Il mio perché: Essere la persona che avrei voluto incontrare nei momenti di svolta della mia vita.