Guidare non vuol dire avere ragione: vuol dire avere visione
Guidare non significa avere sempre ragione. Significa avere visione, saper ascoltare e fare domande che aprono possibilità. In questo articolo spiego come linguistica, ascolto strategico e tecniche come “comportati come se” possano trasformare la leadership.
In azienda lo vedo spesso: manager che si intestardiscono per “aver ragione”.
Pensano che guidare significhi convincere gli altri, difendere il proprio punto di vista, chiudere la discussione con l’ultima parola.
In realtà, non stanno guidando. Stanno solo vincendo una lite.
Perché guidare non è avere ragione.
Guidare è avere visione.
E la visione non si costruisce con argomenti da tribunale, ma con linguaggio, ascolto e domande.
La trappola della ragione
Quando il leader vuole avere ragione a tutti i costi, succedono due cose:
- i collaboratori smettono di parlare davvero → tanto la decisione è già presa;
- il leader cade nel bias di conferma → cerca solo prove che confermino la sua idea, ignorando segnali utili.
Il risultato?
Un team spento, demotivato, e un leader che si illude di essere lucido mentre in realtà sta difendendo il proprio ego.
Le parole che guidano (o che sabotano)
Le parole non sono neutre: o aprono possibilità, o chiudono strade.
Un “dobbiamo fare così” è diverso da un “come potremmo affrontarlo?”.
Il primo impone, il secondo coinvolge.
Naturalmente sto semplificando ma non banalizzando. Alcune volte è fondamentale dire cosa c'è da fare, ma è qui anche che si vede il leader. Il leader sa quando deve dirigere con fermezza o quando può attivare stili di leadership affiliativi e copartecipati.
In consulenza uso spesso la tecnica del “comportati come se”.
Non è magia, è strategia linguistica.
Un collaboratore dice: “Non ce la faccio”.
Io ribalto: “Se ti comportassi come se tu sapessi di potercela fare quale sarebbe il primo passo?”
Le parole hanno il potere di spostare la percezione.
Ed è lì che si allena la visione.
L’ascolto che costruisce la direzione
Guidare significa anche ascoltare. Non per cortesia, ma per strategia.
Un leader che sa ascoltare senza difendere il proprio ego raccoglie intuizioni che arricchiscono la visione.
La leadership oggi non si misura sul numero di ordini dati, ma sulla qualità delle domande poste.
Perché è attraverso le domande che si fa emergere intelligenza collettiva, non con i monologhi.
Take away
Per chi vuole iniziare
Sostituisci almeno una frase in cui “spieghi” con una domanda che apre possibilità.
Osserva cosa cambia nella reazione del tuo team.
Per chi è già nel gioco
Allena con il tuo team la tecnica del “comportati come se”.
Non discutete sull’impossibile, simulate l’avvenuto.
La prospettiva cambia e con essa le soluzioni.
In chiusura
Guidare non vuol dire avere sempre ragione.
Vuol dire avere visione.
Vuol dire vedere oltre la propria idea, oltre i propri bias, oltre il bisogno di apparire infallibili.
Un leader efficace non è quello che ha sempre l’ultima parola.
È quello che sa creare parole nuove.
E che trasforma le domande in direzione condivisa.
Antonia Galvagna
Ideatrice del metodo "Around the Corner - Anche se il mondo è tondo tutto ciò che cerchi è dietro l’angolo."
Il mio perché: Essere la persona che avrei voluto incontrare nei momenti di svolta della mia vita.