Giornate storte - manuale di sopravvivenza

Giornate storte - manuale di sopravvivenza

Le giornate storte capitano a tutti, nessuno esente, nemmeno i coach.
Ma esistono delle semplici, mai banali, strategie per correggere la rotta in ogni momento.
Questo il mio breve prontuario di sopravvivenza.

Giornate storte - manuale di sopravvivenza

Le giornate storte capitano a tutti.
Pensa che alcuni pensano che noi coach non abbiamo mai giornate storte.
E invece eccome se ci capitano giornate storte.
Perché la vita, come direbbe Popper, è tutto un risolvere problemi, nessuno esente.
Non sono una persona da “think pink” e alcune volte il mio dialogo interno depotenziante alza il volume e ci prova.
Ho imparato a staccare la corrente e a neutralizzarlo. Questo è uno dei lati belli del coaching.

E allora ti racconto le mie strategie per gestire le giornate no.

Sono gli strumenti che ho affinato nel corso degli anni, sono utili e mi aiutano a correggere la rotta.
Se leggendoli ti sembrano semplici, ricorda che semplice non è banale e visto che sono semplici non avrai difficoltà ad applicarli.

4 step + 2 strategie

1. Timing

La prima cosa utile da fare è notare con tempestività subito se la giornata sta prendendo una piega non desiderata. Blocco l’effetto valanga e correggo subito il tiro.
Per farlo applico il punto 2.

2. Mi parlo meglio

Una cosa che va storta la mattina presto non è una buona ragione per dire che “oggi è una brutta giornata”.
Quindi prendo la cosa per quello che è e la gestisco e applico il punto 3

3. Uso il potere delle domande

Quando qualcosa va storto evito come la peste di chiedermi “perchè capitano tutte e me”.
Per lo meno nel momento in cui vedo tutto nero. Non è una domanda utile e non mi aiuta a uscire in tempi rapidi dalla situazione.
Molto più utile chiedermi cosa posso fare per correggere la rotta e come.
Anche perchè il cervello è letterale e ubbidiente.
Se gli chiedo “perchè tutte a me”, lui poverino si impegna e le trova tutte le ragioni che mi affondano nella melma. E a questo punto…

4. Mi ricordo che un problema è un indicatore

Cos’è un problema? Dipende da che significato diamo all’oggetto “problema”.
Per alcuni è la fine del mondo, per altri è uno stimolo. Un problema per me è un indicatore sfidante.
Se è la prima volta che mi ci imbatto è un’occasione per sperimentare qualcosa di nuovo.
Se mi si ripresenta più volte è un indicatore che mi è sfuggita la lezione e che necessariamente devo valutare un cambiamento di abitudini o atteggiamento.

Strategia salvavita n.1

Stacco la spina, ascolto musica, esco a camminare. Bastano anche pochi minuti. Da una canzone a 15 minuti di tempo massimo.
Se poi posso concedermi una corsa e staccare per 1 ora, la giornata svolta proprio, ma rimaniamo realisti.

Strategia salvavita n. 2

Applico le tecniche di respirazione o il training autogeno. Tempo richiesto 10 minuti circa.

NB: Respirare è un po’ come comunicare…tutti pensiamo di saperlo fare bene e poi quando studiamo e approfondiamo scopriamo che non è detto che sia così.

Ma questa è un’altra storia, che ad esempio mi ha portato a studiare per diventare operatore di training autogeno, perchè a me piace saper fare ma partendo dal sapere.

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Chi è l’ɑutore di questo ɑrticolo

Antoniɑ Gɑlvɑgnɑ, coɑch, consulente e trɑiner.

Ideɑtrice del metodo “Around the Corner - Anche se il mondo è tondo tutto ciò che cerchi è dietro l’ɑngolo”

Il mio perchè: Essere lɑ personɑ che ɑvrei voluto incontrɑre nei momenti di “svoltɑ dellɑ miɑ vitɑ”


 



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