Il difficile non è sapere cosa fare, ma farlo
Perchè qualche volta sappiamo cosa sarebbe giusto fare, ma non lo facciamo?
In questo articolo ti spiego come cambiare, se lo vuoi!
“Il difficile non è sapere cosa fare, ma farlo”
Questa frase a sua insaputa mi ha fornito un’occasione profonda di riflessione. É una frase, ma richiede per essere compresa un’analisi in verticale dalla quale spesso, chi si trova in questa situazione, scappa!
Perchè qualche volta sappiamo cosa sarebbe giusto fare, ma non lo facciamo?
Perchè ci sono persone bloccate in una situazione che non le rappresenta, spente, grigie, magari anche ricche di potenziale, che non agiscono?
Devo dire la verità che tante volte sembra di sapere cosa fare, ma indagando in profondità non è nemmeno vero questo.
É così che facendo i colloqui di coaching con i miei coachee spesso li porto a rendersi conto che confondono il risultato con il mezzo per raggiungere il risultato.
Dietro questo immobilismo ci sono almeno 4 piani sovrapposti e stratificati
- la mancanza di sogni, desideri, che poi possono diventare obiettivi/mete
- l’incapacità di accogliere l’esplorazione come metodo organizzato per ottenere ciò che si desidera
- la paura del fallimento o dell’errore
- la mancanza di proattività e responsabilità
Queste sono 4 caratteristiche comuni alle persone grigie, insoddisfatte, che spesso ragionano per stereotipi e etichette. Persone che spesso, viste dall’esterno, sembrano avere tutto e a cui verrebbe, superficialmente, da chiedere perchè si lamentano.
Andiamo per gradi
Mancanza di sogni, desideri, che poi diventano obiettivi/mete
Una vita di soli sogni è una vita passata dormendo. Ma è altrettanto vero che se prendo i sogni e le trasformo in mete o in desideri da esaudire, il sapore della vita cambia totalmente.
C’è una differenza strabiliante tra le persone che sanno cosa vogliono, con le idee chiare e quelli che, invece, alla domanda “cosa vuoi?” ti rispondono “non lo so, mi è più facile dirti cosa non voglio!”
Nota la postura di queste due categorie di persone, il sorriso (forse in una delle due non sarà un sorriso ma un ghigno di disappunto); nota l’emozione che corre sul filo della loro narrazione (in un caso la sentirai, la percepirai, nell’altro no).
Già questo basterebbe per farti riflettere, ma ti porto con me nelle altre tappe.
L’incapacità di accogliere l’esplorazione come metodo organizzato per ottenere ciò che si desidera
Non sempre i viaggi vanno come programmato e la capacità di mantenere alta la voglia di esplorare è un asso da tenere sempre nella manica. Come dice Linus Pauling “Se vuoi una buona idea, inizia con tantissime idee”.
Consentire a se stessi di esplorare è un valido modo per arrivare più velocemente a meta.
Naturalmente questo presuppone la capacità di gestire errore e fallimento.
E così siamo arrivati al terzo passaggio di riflessione.
La paura del fallimento o dell’errore
È sufficiente usare la tecnica del paradosso per cortocircuitare questa paura. Se non agisci per paura di fallire hai già fallito!
Non a caso tutte le biografie delle persone di successo contengono un elenco di insuccessi. Quegli stessi insuccessi che consentono di diventare dei mentori, nel momento in cui sono stati superati.
Vogliamo dirla tutta? Anche la tecnica narrativa del viaggio dell’eroe prevede un’epica caduta del nostro EROE.
Perchè tra le pagine dei libri empatizziamo con l’eroe che cade e quando a cadere in fallimento siamo noi non ce lo perdoniamo?
Siamo forse talmente presuntuosi o (paurosi) da pensare che “noi, lo sbaglio no”?
Uno sbaglio è veramente uno sbaglio se non ci insegna nulla!
Altrimenti ahimè è un passaggio obbligato.
Ultimo ma non ultimo la mancanza di proattività e responsabilità.
Fino a quando le nostre sfighe saranno colpa di altri e mai nostre, state pur certi che otterremo ben poco!
Sì! Rendersi e sentirsi responsabili è un atto liberatorio quanto potente, perchè nel momento in cui noi ci prendiamo la responsabilità dei nostri risultati i risultati cambiano quasi per magia.
Fatta questa check list, adottati tutti i cambiamenti di mindset necessari (e ti posso garantire che è assolutamente fattibile, basta volerlo) allora sì che non ci resta che agire!
Inizia dallo step 1) sai cosa vuoi?
Antonia Galvagna
Ideatrice del metodo "Around the Corner - Anche se il mondo è tondo tutto ciò che cerchi è dietro l’angolo."
Il mio perché: Essere la persona che avrei voluto incontrare nei momenti di svolta della mia vita.