Costruire un team vincente: tre lezioni che ho imparato da Dan Peterson

Costruire un team vincente: tre lezioni che ho imparato da Dan Peterson

Durante un evento con Dan Peterson ho raccolto tre lezioni su leadership, lavoro di squadra, gestione dell'errore e costruzione di team capaci di crescere e vincere nel tempo.

Costruire un team vincente: tre lezioni che ho imparato da Dan Peterson

Il 31 maggio ho avuto il piacere di partecipare a un evento durante il quale ho ascoltato Dan Peterson.
Per chi ama lo sport, il management o la leadership, Dan Peterson non ha bisogno di presentazioni. Eppure ciò che mi ha colpito non è stato tanto il suo passato di allenatore vincente, quanto la straordinaria attualità di alcuni concetti che ha condiviso.
Mentre lo ascoltavo mi sono resa conto che quelle riflessioni non riguardavano soltanto il basket.
Parlavano di aziende, di team, di persone.

E forse proprio per questo meritano di essere raccontate.

Giocare per il nome davanti alla maglia

Uno dei concetti che mi ha colpito di più riguarda il modo in cui Peterson allenava i suoi giocatori.
Li invitava a giocare per il nome che avevano davanti alla maglia, non per quello che avevano dietro.

Una frase semplice, ma dentro c'è una delle più grandi sfide della leadership moderna.

Davanti c'è il nome della squadra.
Dietro c'è il nome del singolo.

Davanti c'è la causa comune.
Dietro c'è l'ego.

Peterson spiegava che il compito dell'atleta era allenarsi al meglio non per dimostrare qualcosa a se stesso o agli altri, ma per contribuire al successo del gruppo.
È una logica che oggi sembra quasi controcorrente.
Viviamo in una cultura che valorizza il risultato individuale, la visibilità personale e il riconoscimento immediato.
Eppure i risultati più importanti continuano a nascere da persone capaci di mettere il proprio talento al servizio di qualcosa di più grande.

Le aziende non vincono grazie a singoli eroi.
Le organizzazioni funzionano quando le persone comprendono che il proprio successo passa anche attraverso il successo degli altri.

La tolleranza all'errore e il tempo necessario per vincere

Un secondo passaggio che mi ha fatto riflettere riguarda il rapporto tra errore, crescita e risultati.
Peterson raccontava come il percorso verso la vittoria sia stato preceduto da anni di sconfitte.
Anni, non settimane, non mesi.
Anni.

In un'epoca in cui cambiamo lavoro, progetto, allenatore, collaboratore o strategia alla prima difficoltà, questa riflessione assume un valore enorme.
Oggi spesso pretendiamo risultati immediati e se qualcosa non funziona abbastanza velocemente, cambiamo.

Se una squadra perde, cambiamo allenatore.
Se un collaboratore commette errori, ne cerchiamo un altro.
Se un progetto incontra ostacoli, lo abbandoniamo.

La domanda che mi porto a casa è semplice: quanti risultati stiamo sacrificando perché non tolleriamo abbastanza il processo che li genera?

Costruire una squadra richiede tempo.
Costruire fiducia richiede tempo.
Costruire competenze richiede tempo.
Anche vincere richiede tempo.
La leadership non consiste nell'eliminare l'errore.
Consiste nel creare le condizioni affinché le persone possano imparare dall'errore senza esserne schiacciate.
E a pensarci bene è anche uno dei punti centrali che Ray Dalio esprime nel suo libro "I Principi del successo", testo che consiglio caldamente di leggere con attenzione.

Le persone prima della performance

Il terzo concetto riguarda il rapporto tra leader e squadra.
Peterson parlava dell'importanza di amare il gruppo che si allena.
Una parola che raramente troviamo nei manuali di management.

Amare.

Non nel senso romantico del termine, ma nel senso di conoscere, comprendere, proteggere e valorizzare le persone che ci sono state affidate.

Le persone danno il meglio di sé quando si sentono viste, quando percepiscono che la richiesta di prestazione non nasce dal giudizio ma dalla fiducia.
Quando comprendono che l'allenamento duro ha uno scopo e non è semplicemente una dimostrazione di potere.

Le persone accettano più facilmente la sfida quando sanno di essere al sicuro all'interno della relazione e forse questa è una delle lezioni più importanti per chiunque abbia la responsabilità di guidare altri.

Leadership e risultati: una riflessione finale

Ascoltando Dan Peterson ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a principi antichi e al tempo stesso estremamente moderni.

  1. Giocare per il nome davanti alla maglia.
  2. Accettare che la crescita passi anche attraverso l'errore.
  3. Costruire relazioni capaci di sostenere la performance.

Tre idee semplici. Tre idee che richiedono però coraggio, pazienza e visione.
Perché costruire un gruppo vincente non significa trovare persone perfette.
Significa creare le condizioni affinché persone imperfette possano crescere insieme verso un obiettivo comune.


Antonia Galvagna
Antonia Galvagna

Ideatrice del metodo "Around the Corner - Anche se il mondo è tondo tutto ciò che cerchi è dietro l’angolo."

Il mio perché: Essere la persona che avrei voluto incontrare nei momenti di svolta della mia vita.


instagram linkedin email telefono whatsapp