Connessioni

Connessioni

Cervello, mente e corpo.
Oggi parlo di epigenetica, mente, cervello, coaching e Training Autogeno.
Scopri con me i nessi che hanno portato benessere nella mia vita. Perché il mio metodo passa per coerenza attraverso una prima sperimentazione e poi una condivisione consapevole.

Connessioni

Oggi parlo di Epigenetica, mente, cervello, coaching e Training Autogeno.
Scopri con me i nessi che hanno portato benessere nella mia vita. Perché il mio metodo passa per coerenza attraverso una prima sperimentazione e poi una condivisione consapevole.

Che la meditazione abbia un impatto di salute sulla vita delle persone, non lo sostengo io ma lo sostiene la storia, non ultima la storia delle civiltà.
Per meditare c’è necessità di ricostruire dei riti di benessere.
Non tutti però amiamo lo yoga o la meditazione in accezione classica. E in questo non c’è nulla di male.
Sostengo che ognuno di noi ha pieno diritto di scegliere la pratica che più sente funzionale al suo obiettivo di benessere e in linea con il proprio modo d’essere.

Visto che la consapevolezza e la conoscenza ci rendono liberi di scegliere, perchè non farlo?
Per quanto mi riguarda, ad esempio, ho trovato benessere e rifugio in una pratica con un approccio più vicino al mio carattere e alle mie esigenze.
Pur avendo avuto nella vita la fortuna di praticare yoga con una insegnante eccezionale, competente e attenta, io ho scelto il Training Autogeno che ho prima sperimentato come persona e poi ho approfondito, certificandomi come operatore presso il CISSPAT di Padova.

Procediamo per step, creando un po’ di cultura e partendo dal presupposto che la qualità dei nostri pensieri influenza enormemente la forma e la funzionalità del nostro cervello, di conseguenza la nostra salute mentale. 

Come ci insegna Virginia Satir “La vita non è mai come dovrebbe essere. La vita è come è. É come l’affronti che fa la differenza”.
Quindi la differenza la fa come ci raccontiamo quello che ci capita.
A seconda di come confezioniamo questo racconto, quindi un nostro pensiero, agiamo sulle nostre cellule cerebrali e sul cocktail biochimico che creiamo nel nostro organismo. 

Pensa che solo fino a qualche decennio fa, gli scienziati pensavano che il cervello fosse una macchina fissa, dalle funzionalità predefinite in modo congenito; secondo questa visione, un cervello danneggiato sarebbe stato semplicemente incurabile. Oggi sappiamo che non è così: il nostro cervello non è qualcosa di statico e immodificabile.

Questo vecchio approccio è sicuramente stato dovuto a una radicalizzazione del pensiero che spesso ha portato a considerare psiche e soma come sconnessi, quando invece già Ippocrate sosteneva che la medicina deve sapere guardare non solo ai sintomi ma anche alle condizioni di vita delle persone.

Fortunatamente tutto ciò sta riemergendo in modo preponderante, seppur a distanza di tanti, troppi secoli, grazie all’epigenetica che ha recuperato il concetto ampio e sistemico di “ambiente”. 

É qui che si nasconde il cambio che porta a sostenere senza nessuna paura di smentita alcuna che, tramite i pensieri che facciamo e le scelte che prendiamo, possiamo modificare il nostro cervello e liberarci dai vincoli genetici e biologici che credevamo inevitabili.

Siamo esseri pensanti; pensando, prendiamo delle scelte; scegliendo, creiamo determinate espressioni genetiche all’interno del nostro cervello. Pensieri e scelte diventano realtà fisiche che occupano uno spazio vero e proprio nel nostro cervello, cambiandone struttura e funzionalità.

Diverse ricerche hanno dimostrato come tra il 75% e il 98% di tutte le malattie fisiche, mentali e comportamentali derivino dai pensieri di una persona. Leggendo per differenza ciò significa che solo dal 2% al 25% delle malattie è causata dai geni o dall’ambiente, una scoperta che va in netta contrapposizione con ciò che ci verrebbe naturale pensare. 

Un po’ di chiarezza va comunque fatta ed è bene ricordare che i geni possono creare una predisposizione, l’ambiente ideale affinché certi problemi prosperino; ma non sono loro a produrre il problema in sé, siamo noi a produrlo tramite pensieri e scelte. 
Sta a noi prenderci anche la nostra parte di responsabilità.

Come?
Oggi richiamo la tua attenzione su due passaggi.

  1. la crescita personale: un eccellente metodo che ti metta in grado di comprendere tecniche e strumenti per parlarti in modo utile e funzionale.
    Io ho scelto il coaching per me e ora per le persone che mi scelgono e mi scelgono come coach.
  2. con la tecnica di meditazione più adatta a ognuno di noi. La mia soluzione è stata il Training Autogeno

Perché ho scelto Il Training Autogeno?
Perché è una tecnica semplice ma non banale.
Una volta acquisita è patrimonio di ognuno di noi e può essere svolta indipendentemente dalla presenza dell’esperto che ci introduce alla tecnica.
I benefici sono rapidi ad arrivare e duraturi nel tempo.
Si può praticare in diversi luoghi, compreso l’ufficio in pausa pranzo.
Richiede pochissimo tempo sia nell’acquisizione della tecnica che nella realizzazione
Ha dei risultati in termini di benessere e gestione dello stress certificati da decenni di studi scientifici.

A titolo esemplificativo ti racconto che il Training Autogeno consente di ottenere:

  1. rilassamento del tono muscolare
  2. abbassamento della frequenza cardiaca
  3. regolarizzazione del respiro
  4. miglioramento della qualità del sonno
  5. una migliorata attività immunitaria

Per me è diventato un momento di decompressione ad esempio utilissimo tra la prima e la seconda parte della giornata per ritrovare focus e concentrazione.
Io l’ho scelto perché, se è pur vero che sono una persona molto curiosa, ci sono ambiti della vita in cui il pragmatismo e la scientificità funzionano come leve motivazionali eccellenti.
Quindi se anche tu ti riconosci in questo racconto ora sai che puoi avere anche tu la tua tecnica di “meditazione” che aggiunta a ciò che già fai ti conduca a una creazione del tuo ambiente ottimale di salute e connessione mente e corpo.

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Chi è l’ɑutore di questo ɑrticolo

Antoniɑ Gɑlvɑgnɑ, coɑch, consulente e trɑiner.

Ideɑtrice del metodo “Around the Corner - Anche se il mondo è tondo tutto ciò che cerchi è dietro l’ɑngolo”

Il mio perchè: Essere lɑ personɑ che ɑvrei voluto incontrɑre nei momenti di “svoltɑ dellɑ miɑ vitɑ”

 



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