Chi sono?

Chi sono?

Chi sono? Mi faccio spesso questa domanda. Con una certa insistenza, con una certa ostinazione. Strano, potreste pensare. O forse no.

Chi sono?

Mi faccio spesso questa domanda. Con una certa insistenza, con una certa ostinazione. Strano, potreste pensare. O forse no.
Mi ripenso, mi riscrivo, mi reinvento. Non per il gusto di farlo, non per una posa narcisistica, ma perché non conosco altro modo di stare al mondo. Sono inquieta, scomoda, incontentabile agli occhi di chi cerca certezze di cartapesta. Eppure io le certezze le ho: solo che non stanno in superficie.

Non ho trovato il mio palcoscenico e spesso resto dietro le quinte. Non perché non abbia voce, ma perché preferisco ascoltare il suono del mondo, annusare il momento giusto per entrare in scena, se mai ne valga la pena.
Sono il basso di una melodia, il battito sotto la pelle di una canzone. Se ci sono, non te ne accorgi. Se manco, senti che qualcosa non torna. Una beffa? Forse. Ma il mondo è pieno di orchestrine stonate che suonano per compiacere il pubblico.

Un giorno qualcuno mi ha detto: “La tua strada passa per il bosco.” E aveva ragione. Non mi troverete su autostrade dritte e luminose. Mi perdo, mi sporco di terra, seguo sentieri che a volte sembrano non portare a nulla. Poi però mi volto, e vedo un disegno. Unisco puntini invisibili, connetto cuori che non sanno ancora di avere qualcosa in comune.

Non accetto compromessi di comodo. Odio la falsità che si veste di buone intenzioni. Detesto l’ipocrisia patinata, quella che si vende bene nei discorsi giusti. Mi rivoltano le ingiustizie, anche quelle piccole, quelle che passano inosservate. Ma poi amo la semplicità. Mi emoziona la gentilezza, quella autentica. Mi commuove la generosità che non fa rumore. Gioisco per i successi altrui, perché il loro trionfo non toglie nulla al mio.

Amo il mio lavoro perché l’ho costruito pezzo per pezzo, come un artigiano. Lo modello ogni giorno, lo studio, lo sperimento, lo vivo. Ci metto cuore, onestà e coraggio, perché altro non saprei fare.

Mi definisco Project Solver. Non è marketing, non è strategia. È la verità. E chi mi sceglie, lo fa perché “sente” ancor prima di “vivere e vedere che posso essere lo strumento giusto del cambiamento che cerca.

La via più facile? No. Anzi, a volte potrei sembrare una pirla agli occhi di chi si adatta, di chi si vende bene. Amen. C’è un prezzo da pagare per la libertà. E io lo pago volentieri.

Perché si potranno dire molte cose di me, ma una è certa: Sono LIBERA. E questa è la mia più grande conquista.

E così, a modo mio, ho risposto alla domanda: “Chi sono?”

 


Antonia Galvagna
Antonia Galvagna

Ideatrice del metodo "Around the Corner - Anche se il mondo è tondo tutto ciò che cerchi è dietro l’angolo."

Il mio perché: Essere la persona che avrei voluto incontrare nei momenti di svolta della mia vita.


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