Chi serve per fare una grande azienda?

Chi serve per fare una grande azienda?

Per fare una grande azienda spesso sono necessarie due figure, che coraggiosamente e con fiducia guardano nella stessa direzione.

Chi serve per fare una grande azienda?

Siamo abituati a pensare e identificare le grandi aziende con il fondatore che spesso è anche il Visionario.

Quello che non sappiamo è che quasi sempre il visionario ha accanto a sé una figura, un socio che gli fa da specchio e da braccio desto, una figura che spesso paga lo scotto di non essere “visto”.

Due pezzi di un unico puzzle, una combinazione vincente, esplosiva, di cui ogni azienda ha bisogno se vuole arrivare in vetta.

Sicuramente il visionario, il sognatore, è benzina propulsiva per la creazione di un’azienda di successo.

Le statistiche ci dicono che i visionari rappresentano quel 3% della popolazione che crea più del 60% dei nuovi impieghi nella moderna economia.

Il visionario è:

  • un produttore, che potremmo definire quasi compulsivo, di idee, 
  • un creativo che trova soluzioni geniali ai problemi, studia e condivide,
  • bravissimo a gestire tutto a grandi linee, ma non ama i dettagli,
  • geniale nel prevedere esigenze nuove dei clienti e dei mercati,
  • un cacciatore di idee.

Allo stesso tempo è anche quello che :

  • si annoia facilmente,
  • arriva quasi ad odiare la gestione quotidiana dell’azienda,
  • abbandona con facilità buone idee su cui già sta lavorando per idee nuove, 
  • obbliga l’azienda a seguirlo nel suo peregrinare e facendo così disorienta i collaboratori, spiazzati da improvvise sterzate, 
  • non è particolarmente dotato di capacità di gestione dei collaboratori e spesso non li riesce a responsabilizzare e soprattutto non sa come cogliere dalle persone il meglio,
  • è altamente competitivo e questo può essere un forte freno nel costruire un  team sano e solido.

Può anche capitare che il Visionario non si renda nemmeno conto di essere tale, oppure faccia fatica ad accettare di avere questo ruolo, perchè in contemporanea ha bisogno di controllare tutto e non si fida abbastanza dei suoi collaboratori.

Chissà come prenderebbe il fatto di scoprire la mancanza di fiducia negli altri spesso altro non è che scarsa fiducia in sè stessi.

Quando il Visionario non sa di esserlo, oppure non accetta la sua natura, è abbastanza comune che cada nella trappola del lamento e della frustrazione.

C’è però una soluzione semplice che il visionario può attuare:

  1. accettare di essere visionario, con la consapevolezza della potenza del suo ruolo
  2. delegare le parti che considera “noiose”, come l’implementazione delle sue idee. Qualcuno che insomma sappia far fruttare il suo innato talento.

Quel qualcuno che  Gino Wickman , Mark C. Winters in Rocket Fuel chiamano Integratore.

Perchè avere un integratore in azienda  accanto al visionario è utile?

Perché è grazie a lui che un’azienda può raggiungere il suo pieno potenziale. L’Integratore tiene insieme persone, processi, sistemi, priorità, strategie.

L’integratore - spesso identificato nel general manager dell’azienda - è:

  • bravo nella gestione ordinaria e quotidiana dell’azienda, 
  • apace di responsabilizzare i collaboratori, 
  • in grado di realizzare il business plan, rimuovere ostacoli per la realizzazione degli obiettivi;
  • un eccellente comunicatore;
  • un mantenitore di  focus 
  • preciso 
  • capace di definisce le priorità;
  • eccellente nell’allineare il team su valori, obiettivi e priorità;

Ma soprattutto fa da setaccio alle idee del visionario, eliminando ostacoli e barriere che si frappongono tra queste e la loro realizzazione.

Un integratore deve essere anche disposto a rinunciare alla gloria. E’ infatti spesso un eroe invisibile. Lavora dietro le quinte.

Può non essere compreso perchè spesso passa da pessimista, visto che trova i lati negativi nelle idee del visionario. Deve essere in grado di prendere anche decisioni impopolari.
Spesso non viene ringraziato per il suo lavoro.
Può apparire lento, soprattutto se paragonato alla velocità del visionario, mentre invece procede con equilibrio e concretezza.

Come fa un visionario a decidere di avere accanto a sé un integratore?

I passi sono sfidanti, nella loro semplicità: deve poterselo permettere economicamente, ma soprattutto deve essere pronto psicologicamente a lasciare andare, a smettere di avere tutto sotto controllo e quindi deve essere pronto a fidarsi di un’altra persona.

Visionario + Integratore: cose da fare per accedere al pieno potenziale di questo micro team.

Il visionario e l’integratore devono:

  • essere sulla stessa lunghezza d’onda. Quindi devono confrontarsi, comunicare in modo utile;
  • evitare di mettersi reciprocamente il bastone tra le ruote. La chiarezza di obiettivi e di ruoli è fondamentale;
  • aver chiaro che l’ultima parola è sempre dell’integratore. E’ lui che decide, perchè è in grado di prendere decisioni migliori rispetto al Visionario. E’ infatti più in contatto la realtà, le priorità, le risorse;
  • mantenere alto il rispetto reciproco. Ecco perchè  è fondamentale avere massima fiducia, apertura e onestà;
  • comprendere che gli attriti sono normali. La cosa importante è gestirli bene ed evitare di raggiungere livelli troppo alti di incomprensione.

Non ultimo, è necessario che, sia il visionario che l’integratore, abbiano la pazienza di costruire un buon rapporto, solido. Devono periodicamente prevedere un check sulla qualità del loro rapporto, un po’ come in ogni ottima relazione interpersonale, dove per di più si condividano obiettivi.

Quando lavoro con i team direttivi mi piace capire e scoprire le varie personalità, gli eventuali freni che hanno impedito all’azienda di raggiungere gli obiettivi ma anche guidare alla scoperta  delle caratteristiche, delle risorse presenti, da allenare o da ricercare.

Perchè non c’è mai solo un modo di vedere le cose!

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Antonia Galvagna
Antonia Galvagna

Ideatrice del metodo "Around the Corner - Anche se il mondo è tondo tutto ciò che cerchi è dietro l’angolo."

Il mio perché: Essere la persona che avrei voluto incontrare nei momenti di svolta della mia vita.


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